L’evento hi-tech cinese

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Un giorno vengo invitato da un’amica giornalista ad un evento hi-tech presso un’ambasciata orientale. Accetto di buon grado perché si parlerà di cose interessanti, eppoi il buffet cinese si addice alla mia dieta, a parte il porco glassato. Così ci diamo appuntamento alle 18 al luogo dell’evento, ma lei non si fa vedere. Decido allora di aspettarla direttamente dentro e passo subito al banco delle registrazioni.

Senonchè, il giovane mandarino che tiene la lista degli invitati mi comunica, con imbarazzo, che non trova il mio nome. Siamo alle solite – penso – questi hanno scambiato o storpiato nome e cognome. Inizia quindi una penosa disamina della lista, con il tipo imbarazzatissimo che ripassa tutto i nomi ed io che ripeto lo spelling a bocca spalancata, facendo intendere che ho i maroni girati di ripetere sempre questa storia e che se loro non avessero avuto i bastoncini dello Shangai al posto delle lettere sarebbe stato tutto più semplice. Il ragazzo va in confusione, mi chiede la carta di visita e, per scusarsi, mi fa 3 inchini a 90 gradi. Io sono magnanimo e passo oltre.

Ci sono in giro parecchi dipinti e porcellane, ma non vedo i soliti stand hi-tech, e per di più non conosco nessuno. Mando un sms alla mia amica giornalista, che si sbrighi, ma nessuna risposta. Dopo una mezz’ora passata di fronte agli stessi dipinti, finalmente inizia il dibattito. Tutti in piedi, un tizio orientale comincia una prolusione in inglese di cui non si capisce molto e la cui pertinenza tecnologica, per di più, mi suona oscura. Convinto che il crollo dei mercati asiatici sia ormai imminente, mando un altro sms alla mia amica, che mi venga a salvare da tanta noia. Nessuna risposta.

Intanto finisce il discorso ed inizia il buffet che, per fortuna, non è niente male. A quel punto, cerco un tavolino adatto per fare un po’ di networking. Intravedo un gruppo di senior executive, mi avvicino ma, me tapino, vengo acchiappato da uno di loro che è un sinologo di origine italiana i cui parenti erano arrivati per lavorare nelle miniere e bla bla bla bla e via con tutto il libro Cuore insomma.

Dopo 10 minuti di agonia i miei sensori avvertono la presenza di una fanciulla di bella presenza nel tavolo accanto, per cui lascio il consesso con una scusa e comincio a ronzare nell’altra direzione pensando ad un qualsiasi modo per attaccare bottone. Meno male che invece ci pensa lei: mi saluta con un sorriso smagliante, come sto, se l’evento mi stia piacendo ecc ecc. Io appoggio il gomito al tavolino assumendo un’aria pensierosa (fa sempre effetto) e le dichiaro il mio atavico interesse per il continente asiatico. Senonchè, sarà per il mio sguardo languido, sarà per un eccesso di trasparenza da parte sua, dopo 3 minuti lei mi sta già parlando del suo fidanzato di Maastricht.

Annichilito da questa nuova disfatta amorosa, mi defilo con nonchalance e mi appropinquo ad un tavolino di cinesine le quali, visto il modo con cui armeggiano con gli smartphone, devono per forza lavorare per un importante operatore manifatturiero. Chiedo loro cosa pensino dell’introduzione del 5G ma la discussione langue. A quel punto, per smuovere un po’ le acque, racconto di quando in Italia facciamo il brindisi con il cin-cin senza sapere che la parola avrebbe un doppio senso dalle loro parti. Non l’avessi mai fatto, le ragazze scoppiano a ridere, due di loro quasi si strozzano. Allora rincaro la dose, tiro fuori il carico delle mie avventure orientali, compresa quella volta in cui andai dal barbiere a Shanghai a farmi i capelli ma poi mi accorsi che non era un barbiere bensì una sorta di terapista antistress. Le ragazze ridono a crepapelle ed applaudono, in pratica sono il re della serata.

Intanto mando l’ennesimo messaggio all’amica giornalista: “Questo evento è completamente inutile, però si mangia bene e c’è compagnia. Ma fatti vedere, insomma”. Finalmente, la signora si degna di rispondermi: “Guarda che il nostro evento è domani, non so dove tu sia ora”. A quel punto comincio a pormi qualche domanda, torno dalla fidanzata di Maastricht e le chiedo cosa stiamo facendo lì. Mi risponde che è un vernissage per la presentazione di un pittore neo-impressionista, puntualista ed anche un po’ divisista. Le chiedo se il giorno dopo ci sia in programma un evento hi-tech. Mi conferma di sì, e che ci sarà anche lo stesso catering. Perfetto, a domani.

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