
Diario Astrale di Bordo, 4° giorno di navigazione nel Pianeta Finlandia.
Oggi gli Alieni mi hanno sottoposto ad una prova di raro coraggio: il Supplizio Baltico Mattutino. Sono stato svegliato nel cuore della mattinata ed imposto di indossare un paio di calzoncini, una t-shirt con scritto Suomi e – Mio Dio No! – delle scarpine Crocs.
Con tale tenuta vistosa ed inusuale sono stato quindi tradotto in giardino, dove tutto era bagnato ed umido, e c’erano appena 10 gradi centigradi. Intirizzito e raffreddato, mi sono reso conto che la mia Fine era giunta, visto che la situazione presentava importanti similitudini con la scena di un film in cui i bolscevichi giustiziavano lo zar Nicola II di Russia.
Sennonché, nonostante la scarsa visibilità (poiché i miei occhi non si erano ancora completamente aperti) ho intravisto avvicinarsi la sagoma di un enorme siluro arancione, grosso (e verosimilmente pesante) come un autotreno. Così, a quel punto la realtà si è rivelata in tutta la sua crudezza: si trattava di un Kayak PrimoMattutino!
Il supplizio è iniziato con il trasporto dell’ingombrante catafalco, che chiameremo X, fino al più vicino specchio d’acqua, denominato Y, dove la distanza tra X e Y, definita K, è una variabile impazzita. Percorrendo l’enorme percorso mi sono tornati alla mente i racconti biblici del catechismo, quando il prete ci raccontava di come il faraone cattivo affliggesse il popolo ebreo facendosi trascinare il kayak in lungo ed in largo nel deserto.
Comunque, alla fine di questa prova indicibile, siamo effettivamente arrivati al mare. Mentre effettuavo con grande perizia il varo del naviglio, ricevo però un avvertimento da Sentinella del Sud (ovvero il mio unico pelo dei piedi) il quale mi segnala che la temperatura dell’acqua è inclassificabile. Mimo agli Alieni la scena di non poter mettere i piedi in acqua per ragioni di forza maggiore, ma loro rispondono con “Do not worry, it is just water”, il tutto detto seriamente, non per fare una battuta.
Consapevole che il sacrificio deve compiersi mi butto in acqua e mi ritrovo a navigare nel mar Baltico. A quel punto bisognerebbe solo pagaiare, operazione del tutto ovvia e scontata se effettuata in condizioni normali, e cioè a Dinant, in un pomeriggio d’estate con almeno 20 gradi. Nelle circostanze estreme del supplizio baltico, invece, il sistema nervoso fatica ad inviare sollecitazioni elettriche agli arti superiori se non per limitate rotazioni e pressioni che potrebbero al massimo rivelarsi utili per far funzionare la Nespresso.
Segnalo agli Alieni l’avaria i quali sorprendetemente tirano fuori una corda ed iniziano a trascinarmi. Il supplizio si trasforma quindi in una crociera da zavorra, ma ci può stare. Le pagaie mantengono una loro potenziale utilità perché pochi giorni prima avevo visto su Youtube il video di un canoista californiano che per 15 minuti si era difeso a colpi di remo dagli attacchi di una squalo martello.