Oggi la mia involuzione verso la belgitudine ha segnato un nuovo, rilevante progresso: sono andato a fare le pratiche per ottenere la nuova carta d’identità con soggiorno illimitato.
Attendevo da tempo questo momento, anche per potermi sbarazzare di almeno un paio di foto-tessera tra le decine che orbitano a casa mia come detriti spaziali. Ho portato quindi l’intera collezione allo sportello, senonchè la signora ha obiettato che ce ne volevano di recenti e che quelle col grembiule azzurro non andavano più bene. Alla fine ci siamo accordati su un paio di foto decisamente maschie, anche se la mia preferita era quello scattata pochi giorni fa al Museo del Cinema mentre simulo di guidare un aereo della Luftwaffe, ma pazienza.
Ad ogni modo, il mio nuovo status mi concederà poteri inimmaginabili, almeno per un expat: ad esempio, tutti i negozianti belgi saranno liberati dall’obbligo di segreto professionale e, a domanda, dovranno finalmente fornirmi informazioni su ciò che vendono. Inoltre, in tutti i menu di insalate combinate avrò diritto a cambiare fino a tre ingredienti, anche se l’insalata è già stata preparata dalla cugina. La carta sarà inoltre dotata di un chip che la farà brillare e vibrare ogni volta che entro in una brasserie quando non è il mese giusto per mangiare le cozze. E’ così via.
La carta si ritira dalle parti del Matongé, giusto per far capire all’expat che per lui le cose sono cambiate, ma non troppo.
