Costanza

Webinar ed interviste televisive mi hanno fatto riscoprire lo spessore di libri che non leggevo da tempo ma che risultano perfetti per posizionare il computer con la videocamera. Tra questi, uno ponderoso su eremi e cenobi, estremamente efficace per coprire il doppio-mento durante le dirette, ed un altro sui normanni, che mi ha consentito anche di rinfrescare la storia di Costanza d’Altavilla, principessa normanna, Regina di Sicilia, imperatrice consorte del Sacro Romano Impero e persino monaca (così pare).

Costanza d’Altavilla rappresenta, suo malgrado, una cesura drammatica nella storia del Meridione, un po’ come lo pizza ai frutti di mare. Con essa scompare la dinastia normanna che aveva portato la Sicilia ad essere il luogo più avanzato nel mondo conosciuto, la Silicon Valley del XII secolo. Già è incredibile come un’oscura famigliola di zoticoni francesi, gli Hauteville, che al principio non erano neanche nobili, riuscirono dopo varie tappe a dominare il meridione d’Italia, oltraggiare il papa ben prima di Anagni, saccheggiare Roma ben prima dei Lanzichenecchi, spingendosi fino ai Balcani ed in Medio Oriente, e furono sul punto persino di conquistare Bisanzio e l’impero romano d’Oriente. Ma non è questo il punto.

Il punto è che con Costanza questo percorso si interruppe, perché la donzella (che era meno donzella di quanto non si pensi, ma lo spiegheremo dopo) nel 1185 fu data sposa ad Enrico VI, imperatore in panchina del Sacro Romano Impero (il titolare, suo padre Federico Barbarossa, era ancora vivo) sancendo la fine dei normanni in Sicilia e l’arrivo dei tedeschi. Per altro, un cambiamento effimero perché anche i tedeschi in Sicilia avranno le decadi contate: essi durarono solo per il tempo del figlio della coppia, Federico II (che peraltro si sentiva tutto meno che tedesco) e si schiantarono tra il 1266 e il 1268 a Benevento e Tagliacozzo contro gli Angiò, vale a dire l’inizio dei problemi e della rovina del Meridione, che erano stati chiamati in Italia dal papa, ma guarda un po’.

Il matrimonio tra Costanza ed Enrico VI fece scalpore perché i due popoli, normanni di Sicilia e tedeschi del Sacro Romano Impero, proprio non si amavano. La colpa era (come sempre) soprattutto dei tedeschi, che ambivano dominare il Meridione d’Italia e andarci a passeggiare, come la Merkel ad Ischia, mentre non era vero invece il contrario. I Normanni infatti si guardavano bene dall’invadere la Germania, li aborriva solo l’idea di stazionarci: da quando gli Altavilla avevano lasciato la Francia e si erano stabiliti nel cuore del Mediterraneo, essi non avevano mai avuto il benché minimo interesse a tornare al nord, ed avevano indirizzato i loro interessi esclusivamente verso mete calde e soleggiate: Bisanzio, Cipro, Gerusalemme. Evidentemente clima, cibo e civiltà erano motivi sufficienti per rimanersene giù. Ma dovevano difendersi dai continui sconfinamenti dei tedeschi, per i quali la guerra ai comuni del Nord era solo una guerra di frontiera. Così quando il matrimonio regale fu annunciato, la notizia eccheggiò a Palermo come una bomba, fece lo stesso effetto del governo giallorosso presso le coorti pentastellate, un po’ come un fidanzamento tra Di Maio e la Boschi.

Ma come mai si arrivò a questa decisione tanto infausta? La colpa fu del re normanno Guglielmo II detto il Buono, e qui bisogna aprire una parentesi. Secondo parecchi storici del tempo Guglielmo II era un coglione, o quanto meno fece delle grandi cazzate (l’ultima delle quali fu proprio quella di combinare questo matrimonio scellerato), ma questo non si poteva dire, perché lui era il re e perché così si fa spesso nella vita: com’è quel tipo, bravo? Ehhh, è tanto buono! Ci siamo capiti, no? Per cui, invece di essere chiamato Guglielmo il Coglione o il Cazzaro, l’imbranato re normanno fu chiamato il Buono, anche per distinguerlo dal papà Guglielmo I il Malo, che poi non era stato così tanto male, ma essendo stato un precursore delle cene eleganti si preferì chiamarlo così piuttosto che etichettarlo come Guglielmo lo Scostumato o, peggio, l’Arrapato. D’altra parte, quest’abitudine di edulcorare i difetti dei sovrani attraverso dei nomignoli bonari è prassi diffusa: ad esempio Carlo il Temerario, duca di Borgogna, fece un sacco di mosse azzardate che portarono quasi alla rovina il suo ducato, ma non per questo fu chiamato Carlo l’Incosciente; Giovanni Senza Terra non aveva ricevuto niente dal padre, Enrico II d’Inghilterra, perché già si vedeva che era un cattivo soggetto, ma gli fu comunque risparmiato l’appellativo di Giovanni lo Spiantato; Etelredo II lo Sconsigliato pare che fosse incompetente, ma siccome salì al trono all’età di 10 anni si ritenne politicamente corretto dare la colpa ai consiglieri; e così via.

Ad ogni modo, come venne in mente a Guglielmo il Buono di maritare Costanza con il figlio del suo peggior nemico e rovinare così la vita ai siciliani per i successivi 900 anni? Gli storici ancora non l’hanno capito: pur non avendo figli, si dice che sperasse ancora di avere un erede e che quindi il matrimonio di Costanza fosse solo un piano B; oppure che abbia voluto evitare che, morendo senza una discendenza, si scatenasse una guerra civile in Sicilia oppure un’invasione dei tedeschi. Peraltro, entrambe le ipotesi si realizzarono, a riprova che lo scellerato matrimonio di Costanza fu una mossa del tutto inutile: infatti alla morte di Guglielmo la successione di Costanza non fu riconosciuta dai nobili normanni, e la Sicilia piombò in una guerra civile che culminò con la (breve) vittoria di Tancredi (non il portiere della Roma); dopodichè Enrico VI, neo-imperatore del SRI poiché il papà Barbarossa era inopinatamente affogato in Turchia, invase il Regno del Sud.

Ma torniamo a Costanza. In mancanza di figli o di altri parenti più prossimi, la scelta di Guglielmo il Buono cadde su di lei che però era sua zia, in quanto sorella di Guglielmo il Malo. In altre parole, non era una giovinetta di primo pelo, era già più che trentenne, un’età che per una donna del XII secolo non voleva dire Sexy and the City, bensì che c’era un qualche grosso problema. In effetti, di Costanza prima del matrimonio non si sa niente, si dice addirittura che si fosse fatta monaca e che Guglielmo l’abbia fatta smonacare giusto per il matrimonio. Oppure che vivesse in convento di sua volontà a pregare e cucinare semolino. Quale che fosse la verità, dopo tanti anni di vita ritirata Costanza non era certo diventata una nave-scuola e perciò mi chiedo cosa possa essere balenato nella mente del giovane Enrico VI, che all’epoca era ancora diciottenne, quando gli comunicarono che per la gloria dell’impero doveva ingropparsi una zia monaca.

Il matrimonio fra i due non fu facilissimo, soprattutto per la procreazione: lei era attempata ed aveva più pratica con i rosari, lui stava sempre in giro in Italia e Germania a fare guerre, quindi tempo per copulare ce n’era poco e l’atmosfera non era sempre quella giusta. Ad un certo momento Costanza fu persino catturata e rapita da Tancredi che se ne voleva servire per negoziare una pace con Enrico, ma gli andò male, perché Costanza venne liberata dalle truppe imperiali ed a Tancredi venne un colpo apoplettico. Così Enrico VI invase il Regno del Sud e, da vero bastardo (in senso metaforico), scippò a Costanza la corona di Sicilia, facendosi incoronare lo stesso giorno in cui la moglie partoriva e quindi non poteva presenziare per far valere i suoi diritti; non contento, spedì in convento tutte le donne della famiglia di Tancredi e per quanto riguarda il maschio, un ragazzino di nome Guglielmo III (detto Guglielmino) che ancora non aveva capito dove si trovava, lo fece accecare e castrare giusto per essere sicuri che non dovesse spuntare un giorno un Guglielmo IV. Enrico VI morì pochi anni dopo in circostanze ambigue, si dice che sia stato avvelenato dalla stessa Costanza, e ci può stare.

Costanza ed Enrico ebbero un unico figlio, Federico, che sarebbe diventato l’imperatore Federico II, lo Stupor Mundi, la disperazione dei papi e l’amico degli arabi. Costanza dovette partorire in pubblico, sotto una tenda a Jesi, per provare a tutti che a quarant’anni era lei che stava partorendo e che non c’era trucco. Morì presto anche lei, lasciando Federico orfano a 4 anni.

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