Il tassista bergamasco

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Linate, stazione taxi. Il tassista dall’accento bergamasco inizia, non richiesto, un pippone all-inclusive ed inverosimile su Battisti, terrorismo islamico e migranti (con tanto di lode per il muro di Trump “che tiene fuori i Messicani”, vabbè). Ce l’ha anche con i Cinesi, che sono già 2 miliardi e che tra cinquant’anni governeranno il mondo, cioè Milano.

Mi guardo intorno alla ricerca di una telecamera nascosta ma, non trovandola, devo rassegnarmi al fatto che è tutto vero e devo prenderla con filosofia, magari sarà un’occasione per uno studio antropologico sull’elettore medio salviniano.

Lascio parlare il tassista, che è un fiume in piena, e mi limito solo a qualche commento sarcastico, che di tanto in tanto ha persino effetto e causa delle pause riflessive nell’infoiato interlocutore, ma mai per molto. Roba del tipo: “Quanti attentati islamici abbiamo avuto l’anno scorso in Italia?”; “Certo, siete stati molto bravi qui a Milano a tenere fuori la mafia”; “Ma la Kjenge li ha restituito i 49 milioni o se li tiene ancora in Tanzania?” .

Bisogna ammettere che il tassista prende bene le mie freddure e arriviamo a destinazione senza troppi danni. Anzi, alla fine mi sento quasi di perdonarlo quando inizia una filippica inaspettata contro il Belgio che purtroppo non ho registrato ma che può comunque essere sintetizzata come segue: “Il Belgio? Ma cosa è quella cosa là? Stanno ancora tutto il tempo a mangiare brodini? Ma pure lei, come fa a vivere a Bruxelles? Che si fa la sera? Che cosa fate la sera per sfogare la vostra ira?”

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